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| Sprint lombardo nella banda larga |
| 26-01-2010 |
La Lombardia si sta preparando a correre in pole position per il futuro della banda larga. «La Regione ha appena firmato con il ministero un protocollo d'intesa, per ridurre il digital divide nel 2010 e creare una rete di nuova generazione nella fase successiva. Un progetto da 1,3 miliardi», dice al Sole 24 Ore Paolo Romani, vice ministro allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni. Sono due gli obiettivi, quindi, e al momento solo per il primo ci sono fondi già stanziati. «La Regione darà 56 milioni, il ministero 20 milioni per eliminare gran parte del digital divide entro il 2010, che ora affligge il 5,9% della popolazione lombarda», dice Roberto Sambuco, capo dipartimento del ministero dello Sviluppo Economico. Il piano considera in digital divide quei cittadini che non possono avere banda larga superiore ai 640 Kbps. I fondi ministeriali rientrano nel piano Romani da 1,47 miliardi contro il digital divide. «L'idea è di esportare in altre regioni quest'accordo stretto con la Lombardia», dice Romani. «Quest'anno porteremo la fibra ottica in Lombardia a tutte le centrali telefoniche che ne sono sprovviste, attraverso la società di scopo Infratel», aggiunge Sambuco. «Per eliminare del tutto il digital divide lombardo servirebbero 157 milioni e bisognerebbe intervenire anche sulla rete d'accesso (l'ultimo miglio, dalla centrale a casa dell'utente)», continua. Ed è proprio sulla rete d'accesso che si concentra la seconda fase del piano, per il quale la Regione ha preparato un business plan di 105 pagine. «Obiettivo è coprire il 50 per cento della popolazione lombarda in cinque anni, con fibra ottica dentro le case; eccetto il comune di Milano, che è già molto infrastrutturato», spiega Francesco Sacco, responsabile banda larga per la Regione e autore del piano. La fibra ottica nelle case è il tipo più evoluto di banda larga di nuova generazione e offre velocità da 50 o 100 Megabit al secondo (contro i 20 Megabit dell'Adsl), già disponibili in Francia, Spagna, Germania e in quasi tutti i principali Paesi al mondo. Al momento nessun operatore italiano offre commercialmente, agli utenti residenziali, più di 20 Megabit (Telecom Italia ha servizi sperimentali a 50 Mbps in alcuni quartieri di Milano). «Stimiamo di partire a giugno-settembre», dice Sacco. «Creeremo una rete e poi l'affitteremo agli operatori che vogliano usarla per offrire i servizi banda larga di nuova generazione ai clienti finali», continua. Resta da vedere chi sarà della partita degli 1,3 miliardi. «Con la Regione abbiamo creato una private public partnership per reclutare anche sul mercato i fondi per la nuova rete, con il modello del project financing», dice Romani. «Al momento il nostro piano è allo studio di vari operatori (tra cui Telecom Italia, Fastweb), Cariplo, Cassa depositi e prestiti, e altri«, dice Sacco. Regione e ministero non hanno ancora deciso quanto stanziare. Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom, venerdì al convegno Fondazione Riformismo e Libertà ha detto di essere interessato «a partecipare a un progetto di migrazione verso una rete in fibra ottica nella città di Milano». L'incognita non è tanto trovare i soldi – ribatte Romani – quanto calcolare il ritorno economico nel medio-lungo periodo, per una rete di nuova generazione. Secondo alcuni operatori è dubbio». Il piano della Regione prevede del resto un ritorno in 20 anni, come è «caratteristico delle grandi opere pubbliche infrastrutturali». |
| il sole 24 ore |
| 26/01/2010 21.15.24 |
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