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La rete Telecom è strategica
Il governo alla Camera
La notizia dello stop del Tribunale alla vendita forzata di Telecom Argentina è arrivata martedì nel bel mezzo del baillamme di dichiarazioni sulla ventilata fusione tra Telecom Italia e Telefonica. Ma più che l'esito del ricorso presentato da Telco e Telecom – e che fino a ieri sera non risultava ancora essere stato appellato dalle autorità argentine – è di rilievo il contenuto della sentenza che rimette in gioco il gruppo guidato da Franco Bernabè.

La Corte d'appello penale economica di Buenos Aires, annullando la risoluzione della Segreteria del commercio che imponeva a Telecom Italia la dismissione di Sofora (holding di Telecom Argentina), ha anche richiesto che il Governo costituisca il "Tribunal de defensa de la competencia", competente in materia di normativa sulla concorrenza e indipendente dal potere esecutivo, come previsto dalla legge tuttora inapplicata. In sostanza la Corte ha avallato le argomentazioni di Telecom che si riteneva ingiustamente sanzionata a fronte di un processo (il passaggio della quota di riferimento da Olimpia a Telco) al quale non aveva partecipato e oltretutto senza potere difendersi.
È chiaro che se la battaglia legale si fermasse qui passerebbero anni prima dell'istituzione del nuovo organo che poi dovrebbe decidere se, come ritiene l'Antitrust, Telefonica, partecipando a Telco, controllerebbe Telecom Italia e di conseguenza il suo più diretto concorrente in Argentina. E, senza più la pistola puntata, Telecom Italia avrebbe tutto il tempo per esaminare l'eventuale convenienza a cedere la partecipazione in Sofora.

Stoppato, per ora, il problema Telefonica in Argentina, prosegue però in patria il dibattito politico sui rapporti tra l'ex monopolista nazionale e il suo socio spagnolo. Discussioni che, in un'ottica un po' rinunciataria, si concentrano sulla necessità di preservare la governance dell'infrastruttura di rete. Peraltro non è detto che Telefonica accetterebbe una soluzione di scorporo della rete, che costituirebbe un precedente anche per il loro mercato domestico. Alla Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha ribadito che il Governo non ha dato alcun via libera all'ipotesi di fusione, ma neppure il contrario perchè finora «non c'è stato ancora alcun contatto formale». «La vicenda – ha aggiunto Vito – sarà attentamente seguita dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scaloja, che ha già programmato una serie di incontri con i vertici Telecom per discutere diversi temi compresi quelli strategici». «Telecom – ha quindi precisato - è una società privata, siamo in un'economia di mercato e il nostro Governo rispetta la libertà di impresa. Tuttavia la rete Telecom è un asset strategico per il paese e per il suo sviluppo». Analoghi concetti sono stati espressi da Scaloja, che oggi incontrerà l'ad di Telecom, Franco Bernabè. «Ascolteremo cosa pensa di fare Telecom e alla luce di questo faremo le azioni possibili nel rispetto della libertà di mercato», ha spiegato il ministro. Il presidente di Agcom, Corrado Calabrò, dalla sua ha ribadito che la società della rete, nella prospettiva di una fusione dell'incumbent, risulterebbe ancora «più strategica».

E, mentre il titolo in Borsa si sgonfia (ieri ha ceduto il 3,84% tornando a 1,102 euro), le minoranze si dividono. A fronte del reiterato sostegno della famiglia Fossati (titolare del 5% di Telecom) alla prospettiva di fusione con Telefonica, i piccoli azionisti dell'Asati si dichiarano «nettamente contrari» a un'operazione che, a loro giudizio, creerebbe danno non solo per gli azionisti di minoranza, già penalizzati dai «passaggi di controllo fuori mercato», ma anche per l'intero paese con riflessi sull'occupazione e sull'indotto manifatturiero.

Intanto Telecom Italia approfitta delle condizioni di mercato favorevoli per far provvista di 1,25 miliardi con un bond a 12 anni a un costo inferiore al costo medio attuale del debito del 5,5%. Il prestito, che ha ricevuto richieste per 5 miliardi, è stato collocato a 99,295, con una cedola fissa del 5,25% e un rendimento del 5,33%, 173 punti base sopra il tasso mid-swap. L'operazione è stata curata da Deutsche Bank, SocGen e Merrill Lynch, in qualità di book runner attivi, e da Imi e Calyon.

il sole 24 ore
07/02/2010 11.30.15