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TELECOM:Uno stop al degrado
Tra esuberi e cessioni di «ramo»
Quando qualcuno dice che «il privato funziona meglio del pubblico» indicategli Telecom Italia. Dal momento della privatizzazione - un «capolavoro» targato D'Alema - questa azienda è stata caricata di debiti (che prima non aveva) e lentamente trascinata sull'orlo del collasso. Il numero dei dipendenti si assottiglia di mese in mese e le mosse «strategiche» elaborate dal management sembrano ormai descrivere un'azienda «impazzita».
Lo sciopero indetto da tutte le organizzazioni sindacali si è svolto ieri e ha ricevuto adesioni molto significative. Alcuni presidi si sono svolti nelle città - come Roma - dove l'articolazione territoriale aveva esteso ad 8 le 4 ore di sciopero a livello nazionale. Le motivazioni non cambiano nemmeno stavolta: l'ultimo «piano industriale» presentato ad aprile parlava di 6.000 esuberi. E già il primo maggio venivano esternalizzati 2.150 informatici che nemmeno facevano parte di quel blocco da metter fuori. «Aggiuntivi», dunque. Venduti come «ramo d'azienda» alla Ssc, una controllata dal gruppo Telecom che però era «in rosso», e che ha dunque subito presentato un suo piano industriale con la previsione di 600 esuberi. La casa madre si è a quel punto rifatta viva dichiarandosi disposta a riassumere una parte degli informatici, ma a un livello di inquadramento di due gradini inferiore. Una mossa senza precedenti, specie perché si applica a delle figure centrali nel processo produttivo Telecom e investe competenze al momento difficilmente sostituibili (gli informatici 50enni s portano dietro la «memoria storica» dei passaggi di sistema interni). «Così facendo Telecom si taglia le possibilità tecnico-organizzative di rilancio».
Due giorni fa l'applicazione pratica del «piano» generale: l'azienda ha annunciato l'avvio delle procedure di messa in mobilità per 3.700 lavoratori. Al momento non si conoscono le figure professionali interessate al provvedimento. Ma l'impressione generale dei lavoratori è che si stia andando a una «concentrazione» dell'azienda sulla sola rete fissa (Tim è marchio autonomo da tempo). Un processo socilamente dolorosissimo, visto che - come età anagrafica media - non ci sono più molti spazi per «scivoli» e prepensionamenti: la massa degli interessati è infatti «troppo giovane per la pensione e troppo vecchia per trovare un nuovo lavoro».
il manifesto
11/07/2010 19.01.09