| Telecom Italia ritira per il momento le procedure di licenziamento - ne erano state annunciate 3.700 - e apre una trattativa con sindacati e governo che andrà avanti fino al 30 luglio, termine prefissato per il raggiungimento di un accordo. Questo il risultato del tavolo governo-azienda-sindacati che si è tenuto oggi a Roma. Secondo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, "il negoziato è stato rimesso su binari che ci consentono di dire che si tratta". Lo scopo è quello di ritirare le procedure di messa in mobilità e di licenziamento dei lavoratori. Sino a fine mese le parti tratteranno e poi si tireranno le somme. In particolare, durante questi 15 giorni di negoziato il ministro verificherà gli strumenti di protezione del redditto utili ad accompagnare i lavoratori in esubero al pensionamento. "E' stato eliminato - ha precisato Sacconi - il vizio dell'atto unilaterale deciso da Telecom il 9 luglio con l'apertura della procedura". Ottimista l'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè: "Confido che verranno realizzati gli accordi che auspichiamo", ha detto al termine dell'incontro, parlando di "un passo avanti soddisfacente per tutte le parti". Bernabè ha anche sottolineato che Sacconi "si è impegnato a verificare gli strumenti per attenuare l'impatto sociale del piano". Il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, si è assunto l'impegno a convocare le organizzazioni sindacali per una consultazione sugli investimenti dei progetti nel campo delle telecomunicazioni e delle reti di nuova generazione: "Il governo è attento a una grande azienda del Paese e ai suoi lavoratori - ha detto - Porteremo avanti contemporaneamente due tavoli, uno sugli esuberi e un altro sulla strategia degli investimenti nel settore delle telecomunicazioni". Secondo il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, "è stato posto rimedio a un grave errore, che era quello di collocare un problema serio in uno scenario di drammatizzazione inutile". L'obiettivo, ha spiegato Solari, è quello di "impedire un massacro sociale" e di "rimettere sul giusto binario le scelte di investimento necessarie perché questo Paese abbia un futuro". A suo giudizio, comunque, non basteranno i 15 giorni previsti dall'accordo per chiudere: al 30 luglio "vedremo se si può sperare in un esito positivo". |