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| Telecom : documento unitario sul futuro aziendale |
| 23-01-2010 |
Telecom Italia rappresenta un’azienda strategica per il Paese. E’ la più importante azienda di telecomunicazioni (con oltre 50 mila dipendenti), dotata di una rete infrastrutturale difficilmente replicabile e di una capacità di innovazione fondamentale per garantire una maggiore integrazione dei servizi ICT ai cittadini, alle imprese, alle Pubbliche amministrazioni. Una realtà ricca di professionalità tanto in ambito tecnico, informatico che di assistenza al cliente che ne aumentano il valore, personalizzando servizi, gestione, contatti. Non da oggi denunciamo che i principali problemi di Telecom Italia sono da ricercarsi in: • un debito eccessivamente alto, che riduce la capacità di investimenti e rende l’azienda fragile da un punto di vista finanziario; • un assetto proprietario che nel tempo non solo non si è consolidato (assenza di un nucleo forte a vocazione industriale) ma non si è evoluto neanche verso quella “public company” da noi più volte sollecitata; • un’incapacità di definire in ambito nazionale un piano industriale di medio periodo volto ad aumentare le capacità trasmissive della rete fissa e mobile (NGN), offrire nuovi servizi ad alto valore tecnologico, favorire un’evoluzione dei servizi di assistenza alla clientela consumer e business verso la personalizzazione del contatto, sviluppare una reale strategia verso la convergenza dei diversi terminali fino alla diffusione di modelli di casa ed impresa digitale; • una strategia (perseguita anche dall’attuale management) di remunerare gli azionisti anche a fronte di queste difficoltà, sottraendo così risorse agli investimenti infrastrutturali, per nuovi mercati e servizi; • il sistematico ritirarsi dal mercato internazionale (da ultimo con la vendita delle attività in Centro America e in Germania), con una presenza sempre più limitata all’Argentina e al Brasile (mercati su cui opera come concorrente la stessa Telefonica). Tutti nodi che chiamano in causa non solo le parti sociali, ma il Governo, l’AGCOM e le stesse forze politiche, troppo distratte rispetto all’importanza del settore (e di Telecom) o esclusivamente interessate a discutere di TLC in un’ottica a dire poco riduttiva. Siamo ovviamente in attesa del nuovo Piano Industriale che sarà presto comunicato al mercato e alle parti sociali, dopo le tante voci e smentite che in questi giorni si sono inseguite, a partire da un maggiore peso di Telefonica negli assetti proprietari. E rimandiamo al documento di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL già inviato nel 2009 ad AGCOM (che qui richiamiamo integralmente) per sottolineare analisi più generali di scenario (quale remunerazione degli investimenti per la NGN? Quali politiche industriali per favorire la nascita di una domanda di servizi digitali? Quali politiche e risorse pubbliche per contrastare il digital divide, ecc.). Come SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ribadiamo però alcuni punti fermi: • i piani industriali vengono prima degli assetti proprietari e finanziari. Per troppo tempo Telecom ha subito la sistematica spoliazione da parte di chi ha cercato più di speculare e drenare risorse finanziarie/immobiliari che non di rilanciare una grande azienda di TLC quale Telecom è e può continuare ad essere; • Telecom deve uscire dallo stallo in cui è: la situazione attuale non è più sostenibile. Occorre affrontare il tema del debito e di una ricapitalizzazione dell’azienda. L’unica strada, facilitata anche da una credibile proposta di remunerazione delle nuove reti, passa o attraverso una ricapitalizzazione da parte degli attuali soci o attraverso la ricerca sul mercato (possibile, vista la liquidità e il valore degli assett) di risorse specificatamente rivolte a mettere l’azienda nelle condizioni, per i prossimi anni, di raddoppiare gli investimenti sul mercato domestico ed internazionale. Occorre infatti che Telecom Italia abbia “maggiore libertà di iniziativa” per i prossimi anni e non minore, tanto sul mercato domestico quanto e soprattutto (in funzione di ricavi da reinvestire in Italia) nelle aree a forte vocazione di crescita. • il futuro di Telecom passa per il mantenimento di una forte integrazione delle diverse divisioni e funzioni (rete, IT, customer, servizi di staff e vendita). Siamo contrari ad ogni scenario (sia esso di derivazione industriale o conseguenza di scelte proprietarie/finanziarie) in cui Telecom venga spezzettata, magari secondo un modello già noto, in una “good company” (la rete) e una “bad company” (o una serie di bad company; customer, assistenza, commerciale, informatica, amministrazione e staff, ecc.). Il modello Open Access, come recentemente dichiarato da AGCOM (10 febbraio 2010) sta funzionando, sta garantendo trasparenza e funzionalità. Il potenziamento/costruzione di una rete di nuova generazione non può essere l’alibi per spezzettare l’azienda. Ribadiamo la proposta di una partecipazione congiunta di tutti i soggetti interessati anche attraverso la messa a bando di risorse pubbliche nelle aree meno attrattive di mercato o come volano per accelerare la transizione verso la fibra, con Telecom che vi può contribuire tramite la divisione funzionale Open Access. In termini industriali semmai più che una plurisocietarizzazione dell’attuale perimetro Telecom si pone oggi il problema inverso: riequilibrare i volumi di attività date in outsourcing (siano esse attività di rete, informatiche o di customer), prendere atto del fallimento di una politica di esternalizzazioni e valorizzare le competenze presenti in azienda, sviluppare maggiori sinergie con i produttori di piattaforme comunicative e di produzione di contenuti. Per queste ragioni siamo molto preoccupati dalle recenti scelte aziendali di precostituire “scatole” per le attività di staff oggi (HRS), informatiche o di customer care domani. Così come siamo critici sull’incapacità dell’azienda (a livello di relazioni nazionali e territoriali) di dare garanzie certe e visibilità sui livelli dei volumi di attività e quindi dei livelli occupazionali (si veda per tutti il caso del 119; senza dimenticare che a marzo si avrà la prima verifica sulle condizioni degli oltre mille lavoratori delle Directory Assistance oggi in contratto di solidarietà). Mantenendo nell’incertezza migliaia di lavoratori e l’azienda senza una reale strategia di medio termine. Il tutto dentro uno scenario in costante evoluzione e che rischia di cambiare da un giorno all’altro (in relazione agli assetti proprietari, al futuro della rete, ecc.): è compito dell’azienda fornire al sindacato un quadro di certezze entro cui sviluppare relazioni industriali corrette e trasparenti. Per noi rimane fondamentale il rilancio industriale dell’azienda che non scarichi, attraverso la solita politica del contenimento dei costi, esclusivamente sul costo del lavoro le contraddizioni dell’attuale management e dell’attuale proprietà ed è prioritaria la definizione di un piano credibile di investimenti nel medio periodo, all’interno di una chiara politica industriale per il settore (oggi del tutto assente). Non è più rinviabile, infine, un tavolo tra Governo, CGIL, CISL, UIL, SLC-CGIL, FISTELCISL, UILCOM e le principali imprese del settore per mettere tra le priorità dell’agenda politica del Paese lo sviluppo delle nuove infrastrutture di TLC, alimentando così una domanda ed un’offerta di servizi innovativi, volano per una crescita di qualità dell’intero sistema. |
| slc-fistel-uilcom |
| 24/02/2010 17.43.44 |
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