| A Pomigliano d'Arco il sì ha vinto, ma non ha sfondato. Si è concluso nella notte di oggi (23 giugno) lo spoglio dei voti del referendum sull'accordo separato per il futuro dello stabilimento Fiat, respinto dalla Fiom. Ha votato sì il 62,2% dei lavoratori, mentre il 36% si è espresso per il no. Non c'è quindi il “plebiscito” auspicato dal Lingotto, come condizione per portare avanti l'investimento di 700 milioni sul sito campano. Le tute blu della Cgil non firmano comunque. Adesso sarà fondamentale verificare la posizione dell'azienda, che inizialmente aveva chiesto l'unanimità: a quanto si apprende, il timore è che ora possa rinunciare all'investimento facendo leva sulla percentuale di giudizi negativi sull'attuazione del piano. Su 4.881 aventi diritto hanno votato 4642 operai, il 95% della forza lavoro totale. Camusso, ora riaprire la trattativa “La partecipazione al voto era prevedibile così come la prevalenza del sì”. Lo ha detto la vice segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, commentando i risultati definitivi. Ha chiesto di riavviare il negoziato: “Chiediamo a Fiat di avviare l'investimento e la produzione della nuova Panda e di riaprire una trattativa condivisa da tutti”. “Ha vinto il lavoro e il buonsenso”, si è limitato a dire Raffaele Bonanni, leader della Cisl. Il segretario generale della Uil Campania, Giovanni Sgambati, ha sottolineato la grande affluenza: “Una percentuale così alta di partecipazione non si era mai registrata in un referendum sulla flessibilità del settore”. A spoglio ancora in corso, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha subito commentato: il voto “è paragonabile al referendum sulla scala mobile che consolidò l’accordo di San Valentino: da oggi il paese si rivela ancora più moderno”. La Uilm parla di adesione altissima, e la Fim di un “robusto viatico per il futuro della fabbrica”. Giorgio Cremaschi della Fiom sottolinea invece che "l'operazione plebiscito è fallita" e il "dissenso operaio è molto più vasto del dissenso della Fiom". Un sì volenti o nolenti, quello dato dalla maggioranza degli operai della fabbrica. I commenti raccolti fuori dai cancelli della fabbrica per tutto il giorno spiegano bene l’umore dei lavoratori. C’è chi cita proverbi (“o mangi questa minestra, o ti butti dalla finestra”), chi afferma che “non c’era altra scelta” e chi (una ragazza) ammette di essere “in ansia” aggiungendo di volere “essere ottimista”. I lavoratori che stanno con la Fiom, e che hanno votato no, invece attaccano “Marchionne, l’infame, che vuole cancellare i diritti”. E promettono che la battaglia proseguirà anche dopo il referendum. LA GIORNATA. I seggi si sono aperti martedì 22 giugno alle 8 nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Erano chiamati a votare i 5.200 dipendenti del sito campano, per giudicare l'accordo separato tra azienda e sindacati firmato il 15 giugno. Seggi che si sono chiusi alle 21. I primi chiamati ad esprimersi sono stati gli addetti allo stampaggio e alla lastratura, poi il reparto montaggio e gli impiegati. Il quesito, al quale i lavoratori hanno risposto con una croce sul Sì o sul No, era: “Sei favorevole all'ipotesi d'accordo del 15 giugno 2010 sul progetto ‘Futura Panda’ a Pomigliano?”. Dopo le 21 è partito lo scrutinio. Poco prima delle 18 avevano votato in tutto 3.830 operai. Lo ha riferito Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm Campania, prevedendo un’adesione finale del 94-95%. E’ stata una giornata di proteste e di polemiche. Sono scattati scioperi di solidarietà verso Pomigliano: i dipendenti dell’ex Alfa Romeo di Arese (Milano) hanno bloccato la portineria sud-ovest dello stabilimento, contro “la politica antioperaia della Fiat”. Dalle 9 alle 11 hanno scioperato anche i lavoratori della Piaggio, che già lunedì si erano fermati dalle 15 alle 17 e avevano raggiunto in corteo la palazzina degli uffici. “Ancora un grande sciopero – ha commentato Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom - che dimostra che il consenso di Marchionne tra gli operai metalmeccanici è inferiore a quello di Lippi se la Nazionale giovedì perde”. Landini: referendum illegittimo, lavoratori intimiditi Il segretario generale delle tute blu, Maurizio Landini, ha definito il referendum “illegittimo” perché svolto “in un clima generale di intimidazione”. Quella appena svolta, per il leader della Fiom, “si conferma come una consultazione illegittima, nella quale la libera volontà dei lavoratori viene coartata e distorta. In primo luogo – ha proseguito -, il quesito stesso della consultazione è evidentemente privo di validità, in quanto si chiede ai lavoratori se sono d’accordo o no a far venire la Panda nello stabilimento. Non si può domandare alle persone se vogliono lavorare o no, quando le condizioni di lavoro sono in deroga ai contratti e alle leggi e in contrasto con diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Un quesito di questo genere è quindi assolutamente privo di validità morale e legale”. La consultazione, quindi, “non ha nulla a che vedere referendum sindacale disciplinato dall’art. 21 dello Statuto dei diritti dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300), si svolge in una giornata pagata ad hoc dalla Fiat, con pesantissime interferenze e pressioni da parte della direzione aziendale: si va dalla presenza ai seggi di rappresentanti dell’azienda, alla consegna ai lavoratori e alla proiezione nei reparti di dvd che invitano a votare sì”. La Fiom ha già annunciato che non firmerà: “Contemporaneamente – ha concluso Landini -, ribadisce la propria disponibilità ad una vera trattativa per garantire il rilancio dello stabilimento di Pomigliano nell’ambito del Contratto nazionale e delle leggi vigenti”. Pd, sì all’accordo ma non si ripeta I democratici si erano augurati un esito positivo del referendum. E tuttavia, nel corso della direzione a largo del Nazareno, molte voci hanno preso posizione su un’intesa che non deve oltrepassare i confini dello stabilimento campano. Rosy Bindi, Cesare Damiano, Stefano Esposito, Ignazio Marino, tra gli altri, hanno sottolineato il rischio che quello messo a punto dalla Fiat e dai sindacati diventi un modello per impostare le relazioni industriali nel Paese. “Il Pd deve incalzare sia il sindacato che gli imprenditori - ha detto Bindi - non si può pagare il lavoro barattandolo con meno diritti”. Una nota dell’Idv definisce l’accordo “una ferita ai diritti dei lavoratori che crea un pericoloso precedente”. Sinistra, referendum non sia vincolante Duri attacchi alla Fiat e ai contenuti dell’intesa sono arrivati dai partiti della sinistra radicale. Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, ha dichiarato: “Indipendentemente dal risultato del referendum, che è una pistola puntata contro la tempia dei lavoratori, a Pomigliano si sta consumando un vero e proprio delitto contro la Costituzione, i diritti di cittadinanza, senza alcun rispetto per gli uomini e le donne che lavorano”. Così Gennaro Migliore, membro della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà: “Il sì all’accordo di Pomigliano non può essere vincolante. È il frutto di un ricatto e poi mette in gioco fondamenti indisponibili della Costituzione, dal diritto di sciopero a quello alla salute |